Nel mese di ottobre del 1997, circa 420.000 persone furono costrette a fuggire dal Kosovo a causa dell'intensificarsi delle tensioni etniche. In risposta alla crisi, la NATO decise di intervenire senza il mandato esplicito del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, lanciando attacchi senza precedenti contro i civili e provocando l'espulsione forzata di 850.000 cittadini albanesi dal territorio del Kosovo.
In questo contesto, sorge la domanda: l’intervento umanitario può essere giustificato come mezzo per proteggere il diritto alla vita? L'uso della forza, come ultima risorsa da parte della comunità internazionale, può realmente garantire la protezione dei diritti fondamentali e rispettare i principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite?
L’intervento armato nel diritto internazionale rappresenta una delle questioni più delicate e complesse del nostro tempo, una materia che intreccia aspetti giuridici, etici e politici in un mosaico di interpretazioni in continua evoluzione.
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MARIELE ANGELIS già capitano dell’Esercito Italiano (ret.), dopo aver frequentato l’Accademia Militare di Modena, ha ricoperto l’incarico di Comandante di Compagnia presso il Reggimento di Supporto Tattico e Logistico al Corpo d’Armata di Reazione Rapida NATO (NRDC-ITA). Già comandante di Compagnia presso il Reggimento di Imagery Intelligence (IMINT), è specializzata nell'impiego di Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR) per operazioni di osservazione e sorveglianza. Con un solido background militare, una formazione in Scienze Strategiche Militari e in Relazioni Internazionali, ha intrapreso un percorso di approfondimento accademico nel diritto dei conflitti armati, con l'obiettivo di acquisire una competenza avanzata nella disciplina internazionale dei conflitti, focalizzandosi sulla protezione dei diritti umani e sulle normative che regolano la condotta durante le operazioni di peacekeeping e peace enforcing. |